E va bene che sei nata brutta e fatta male addosso, non è colpa tua. Ma perchè fare del tuo meglio per sottolinearlo?
Dover ancora sopportare la visione di una falsità morale tanto piccina da pesare come macigni immensi.
Soggetti, verbi, complementi messi insieme a caso senza un pensiero a reggerli che dia senso e contesto.
La disonestà del non prendersi le proprie responsabilità causando ricadute su altri.
Dimmi, come dormi la sera?
Il gruppetto di maschi 50enni installati al bar che disquisiscono di calcio con aria da grandi statisti e concludono con uno sconsolato “…c’è crisi.”
L’uso indiscriminato della parola “polemica”.
Perchè se non sai distinguere tra l’avere qualcosa da dire e uno sterile ribattere a vanvera, sei tu il problema.
Gli orari dei bus ATAF, sempre una soggettiva percezione degli autisti che ti fanno perdere le corse giuste.
Le crisi di autostima provocate dalle mancanze altrui.
L’istinto omicida che ne deriva.
La fatica di rimettere assieme i pezzi, dopo aver compreso l’inganno.
Vedermi sfrecciare via di sotto al naso l’autobus che dovevo prendere.
La signora botulinata e un tantinello agè che fa la giovine con amica più sobria al takeaway cinese e ritiene che essere dotata di passera la renda superiore all’uomo che col piatto in mano aspetta un posto per mettersi seduto a mangiare. Dunque la signora si rivolta in malo modo perchè dopo aver finito di pranzare vuol restare a fare amabili chiacchere con amica: “Signore, vi spiace se ci mettiamo al vostro tavolo quando avete finito?” “Guardi che abbiamo messo in bocca l’ultimo boccone 30 secondi fa!”